Calcolo dell’area in cerchi tangenti: la soluzione mediante omotetia
Ti è mai capitato di bloccarti davanti a un problema di geometria sentendo che ti manca un pezzo?
Fissi la figura, imposti le incognite, tiri in ballo Pitagora o i teoremi sulle corde. Poi, dopo mezza pagina di calcoli, finisci in un vicolo cieco: le equazioni non bastano, il sistema è palesemente sotto-determinato.
È una frustrazione comune, una vera e propria trappola algebrica. Ma a volte l’errore non è aver fatto pochi calcoli, è averne fatti troppi.
Il problema sui cerchi tangenti che analizziamo oggi è l’esempio perfetto di questa illusione.
Preso di petto, con l’ossessione di trovare il raggio o gli angoli al centro, è un incubo. Eppure, basta smettere di guardare i singoli segmenti e fare un passo indietro per notare una simmetria invisibile. Quando capisci che stai guardando figure proporzionali, pagine di equazioni collassano in una singola, elegante divisione.
Cos’è l’omotetia
L’omotetia è una delle trasformazioni geometriche piane (e dello spazio) più affini al concetto di scala, proiezione e proporzionalità. Pur apparendo semplice a un primo sguardo, racchiude proprietà algebriche e topologiche profonde che la rendono uno strumento potentissimo nella risoluzione di problemi complessi, specialmente in geometria euclidea e proiettiva.
Un’analisi approfondita ne delinea la definizione, la classificazione, le proprietà algebriche e i teoremi principali.
1. Definizione
Fissato un punto [math]O[/math] nel piano (detto centro di omotetia) e un numero reale non nullo [math]k[/math] (detto rapporto di omotetia), l’omotetia di centro [math]O[/math] e rapporto [math]k[/math] (spesso indicata con [math]H_{O,k}[/math]) è una trasformazione geometrica che associa a ogni punto [math]P[/math] del piano un punto [math]P'[/math] tale che:
[math]\vec{OP’} = k \cdot \vec{OP}[/math]
In termini scalari e di distanza:
- Il punto [math]P'[/math] giace sulla retta passante per [math]O[/math] e [math]P[/math].
- La distanza dal centro soddisfa la relazione [math]OP’ = |k| \cdot OP[/math].
- Se [math]k > 0[/math], i punti [math]P[/math] e [math]P'[/math] si trovano dalla stessa parte rispetto a [math]O[/math] (omotetia diretta).
- Se [math]k < 0[/math], i punti [math]P[/math] e [math]P'[/math] si trovano su semirette opposte rispetto a [math]O[/math] (omotetia inversa).
2. Classificazione in base al Rapporto [math]k[/math]
Il comportamento geometrico dell’omotetia cambia radicalmente a seconda del valore di [math]k[/math]:
- [math]k = 1[/math]: La trasformazione coincide con l’identità (ogni punto resta immobile).
- [math]k = -1[/math]: Si ottiene una simmetria centrale rispetto al punto [math]O[/math].
- [math]|k| > 1[/math]: La figura subisce un ingrandimento (dilatazione).
- [math]0 < |k| < 1[/math]: La figura subisce una contrazione (compressione).
- [math]k < 0[/math]: Oltre a variare le dimensioni (a seconda di [math]|k|[/math]), la figura risulta invertita/rovesciata rispetto al centro [math]O[/math].
3. Rappresentazione Analitica (Coordinate Cartesiane)
Se il centro dell’omotetia coincide con l’origine degli assi [math]O(0,0)[/math], le coordinate del punto trasformato [math]P'(x’, y’)[/math] a partire da [math]P(x, y)[/math] si ottengono semplicemente moltiplicando per [math]k[/math]:
[math]\displaystyle \begin{cases} x’ = kx \\ y’ = ky \end{cases}[/math]
Se invece il centro è un punto generico [math]C(x_0, y_0)[/math], la formula si sposta nel sistema di riferimento traslato:
[math]\displaystyle \begin{cases} x’ – x_0 = k(x – x_0) \\ y’ – y_0 = k(y – y_0) \end{cases}[/math]

4. Proprietà Geometriche Fondamentali
L’omotetia gode di proprietà strutturali che preservano la forma geometrica delle figure (è una trasformazione di similitudine):
- Conservazione dell’allineamento (Collinearità): Punti allineati vengono trasformati in punti allineati.
- Conservazione del parallelismo: L’immagine di una retta [math]r[/math] è una retta [math]r'[/math] parallela a [math]r[/math] ([math]r \parallel r'[/math]). In particolare:
- Se la retta passa per il centro di omotetia [math]O[/math], essa viene trasformata in se stessa.
- Se la retta non passa per [math]O[/math], viene trasformata in una retta parallela ma distinta.
- Conservazione degli angoli: L’omotetia è un’isogonia; gli angoli tra le linee rimangono perfettamente invariati.
- Scala delle grandezze:
- Un segmento di lunghezza [math]L[/math] diventa un segmento di lunghezza [math]L’ = |k| \cdot L[/math].
- Un’area [math]A[/math] viene scalata quadraticamente: [math]A’ = k^2 \cdot A[/math].
- Un volume [math]V[/math] (in spazio tridimensionale) viene scalato cubicamente: [math]V’ = |k|^3 \cdot V[/math].
5. Teoremi Principali e Applicazioni Geometriche
Teorema fondamentale delle figure omotetiche
Due figure piane si dicono omotetiche se esiste un’omotetia che trasforma l’una nell’altra. Ogni figura omotetica a un’altra è anche geometricamente simile (il viceversa vale per il teorema di similitudine generale: ogni similitudine piana è ottenibile come composizione di un’omotetia e di un’isometria, come una rotazione o una traslazione).
Omotetia tra due circonferenze qualsiasi
Dati due cerchi non concentrici nel piano, essi sono sempre omotetici. Esistono in generale due centri di omotetia:
- Centro di omotetia esterna: È il punto d’intersezione delle tangenti comuni esterne alle due circonferenze. Da questo centro parte un’omotetia diretta ([math]k > 0[/math]) che mappa una circonferenza nell’altra.
- Centro di omotetia interna: È il punto d’intersezione delle tangenti comuni interne (che è esattamente il punto di tangenza nel caso limite di cerchi tangenti esternamente). Da questo centro parte un’omotetia inversa ([math]k < 0[/math]).
Teorema dei tre centri di omotetia (Teorema di Monge)
Considerando tre cerchi disposti in un piano in modo generico, i loro sei centri di omotetia (tre interni e tre esterni presi a coppie) sono a gruppi di tre allineati su quattro rette distinte. Questo teorema rappresenta uno dei risultati classici della geometria proiettiva ed euclidea legata alle trasformazioni di scala.
Il Testo del Problema
Due cerchi sono tangenti esternamente nel punto [math]B[/math].

Una retta secante passante per [math]B[/math] incontra il cerchio maggiore nel punto [math]A[/math] e il cerchio minore nel punto [math]C[/math], formando due corde:
- [math]AB = 8 \text{ cm}[/math]
- [math]BC = 4 \text{ cm}[/math]
Indichiamo con [math]S_1[/math] il segmento circolare del cerchio maggiore delimitato dalla corda [math]AB[/math], e con [math]S_2[/math] il segmento circolare del cerchio minore delimitato dalla corda [math]BC[/math].
Sapendo che la somma delle due aree è [math]S_1 + S_2 = 60\pi \text{ cm}^2[/math], determinare l’area del segmento circolare [math]S_2[/math].
La chiave di volta: l’omotetia inversa
Due circonferenze tangenti esternamente nel punto [math]B[/math] possiedono un centro di omotetia interno proprio nel punto di tangenza.
Indichiamo con:
- [math]r[/math] il raggio della circonferenza minore;
- [math]R[/math] il raggio della circonferenza maggiore.
Poiché i centri delle due circonferenze si trovano su semirette opposte rispetto a [math]B[/math], l’omotetia che trasforma la circonferenza piccola nella grande è un’omotetia inversa:
[math]k = -\frac{r}{R}[/math]
Il segno negativo indica esclusivamente che i punti omologhi si trovano su semirette opposte rispetto al centro di omotetia.
Per lunghezze e aree consideriamo il valore assoluto:
[math]|k| = \frac{r}{R}[/math]
La retta secante passante per [math]B[/math] è invariata come insieme: ogni punto viene trasformato in un altro punto della stessa retta.
Il punto [math]C[/math], appartenente al cerchio piccolo, viene trasformato nel punto [math]A[/math], appartenente al cerchio grande.
Essendo punti omologhi:
[math]|k| = \frac{BA}{BC}[/math]
quindi:
[math]|k| = \frac{8}{4} = 2[/math]
La circonferenza maggiore è quindi un ingrandimento della minore con rapporto lineare [math]2[/math].
Perché le aree dei segmenti circolari scalano perfettamente?
A questo punto un lettore attento potrebbe chiedersi: “Siamo sicuri che le aree dei segmenti circolari siano proporzionali solo ai quadrati delle corde? Non dipendono anche dall’angolo al centro?”
La risposta è sì, ma l’omotetia conserva rigorosamente la forma dell’intera figura. L’omotetia di centro [math]B[/math] trasforma la circonferenza piccola in quella grande, la corda [math]BC[/math] nella corda [math]AB[/math] e l’arco corrispondente nell’arco corrispondente. L’intero segmento circolare [math]S_2[/math] viene quindi mappato integralmente nel segmento circolare [math]S_1[/math], preservandone gli angoli geometrici associati.
Essendo figure simili, le loro aree scalano con il quadrato del rapporto di similitudine:
[math]\displaystyle \frac{S_1}{S_2} = |k|^2 = 2^2 = 4 \implies S_1 = 4S_2[/math]
Questa singola relazione geometrica bypassa del tutto la necessità di conoscere angoli e raggi.
La risoluzione finale
Ora non resta che sostituire questo dato nell’equazione di partenza fornita dal testo:
[math]\displaystyle S_1 + S_2 = 60\pi[/math]
[math]\displaystyle 4S_2 + S_2 = 60\pi[/math]
[math]\displaystyle 5S_2 = 60\pi \implies S_2 = 12\pi \text{ cm}^2[/math]
L’area richiesta è [math]12\pi \text{ cm}^2[/math].
Se [math]S_2 = 12\pi[/math], allora [math]S_1 = 4 \cdot 12\pi = 48\pi[/math]. La somma è [math]48\pi + 12\pi = 60\pi[/math], confermando la perfetta coerenza del problema.
La lezione applicativa: l’invariante prima del parametro
Dal punto di vista della modellistica matematica, questo esercizio è la simulazione in miniatura di un sistema sotto-determinato.
Esistono infinite configurazioni di cerchi tangenti che generano corde di lunghezza [math]8[/math] e [math]4[/math]. Provare a risolvere il problema cercando il raggio o l’angolo equivale a utilizzare un approccio bottom-up: cercare di ricostruire l’intero fenomeno stimando i parametri locali. Qui l’approccio fallisce perché le variabili libere superano i vincoli imposti dal testo.
Il ricorso all’omotetia è invece un approccio top-down: rinunciamo a determinare le misure assolute e ci concentriamo esclusivamente sui rapporti invarianti di scala.
È lo stesso principio che governa l’analisi dei dati e il machine learning: nella riduzione della dimensionalità non interessa mappare le coordinate spaziali assolute di ogni singolo punto, ma preservare le distanze relative e le proporzioni locali, isolando le metriche strutturali stabili (gli invarianti) per definire il comportamento globale del sistema.
Mettiti alla prova: La geometria nascosta dell’omotetia: corde parallele senza calcolare angoli
Per consolidare il concetto, applichiamo l’omotetia a una configurazione leggermente più complessa. Questo esercizio dimostra definitivamente quanto l’approccio strutturale sia superiore al calcolo classico.
Il Testo della Sfida
Due circonferenze, [math]\omega_1[/math] (minore) e [math]\omega_2[/math] (maggiore), sono tangenti esternamente nel punto [math]T[/math].
Dal punto [math]T[/math] tracciamo due distinte rette secanti.
- La prima retta interseca [math]\omega_1[/math] in [math]A[/math] e [math]\omega_2[/math] in [math]B[/math].
- La seconda retta interseca [math]\omega_1[/math] in [math]C[/math] e [math]\omega_2[/math] in [math]D[/math].
I dati a disposizione sono:
- [math]TA = 5 \text{ cm}[/math]
- [math]TB = 15 \text{ cm}[/math]
- [math]TD = 18 \text{ cm}[/math]
- L’area del triangolo [math]TAC[/math] è pari a [math]12 \text{ cm}^2[/math].
Domande:
- Qual è la lunghezza del segmento [math]TC[/math]?
- Quanto vale l’area del triangolo [math]TBD[/math]?
- Qual è la relazione geometrica tra la retta [math]AC[/math] e la retta [math]BD[/math]? Dimostralo rigorosamente.
La Soluzione Guidata
Anche in questo caso cercare i raggi renderà il problema impossibile. Sfruttiamo gli invarianti garantiti dall’omotetia di centro [math]T[/math].
1. Calcolo di [math]TC[/math] (Il rapporto lineare)
Poiché i punti [math]A[/math] e [math]B[/math] giacciono sulla stessa retta passante per il centro di omotetia [math]T[/math], e si trovano su semirette opposte rispetto a T, essi sono punti omologhi: [math]B = H(A)[/math].
Il rapporto di similitudine (in valore assoluto) tra le due figure è:
[math]\displaystyle |k| = \frac{TB}{TA} = \frac{15}{5} = 3[/math]
L’omotetia scala tutte le grandezze lineari dello stesso fattore. Quindi anche i segmenti [math]TD[/math] e [math]TC[/math] rispondono allo stesso rapporto:
[math]\displaystyle TC = \frac{TD}{3} = \frac{18}{3} = 6 \text{ cm}[/math]
2. Calcolo dell’area di [math]TBD[/math] (L’espansione quadratica)
Nell’omotetia, l’intero triangolo [math]TAC[/math] viene trasformato nel triangolo [math]TBD[/math]. Se le lunghezze triplicano, le aree scalano con il quadrato del rapporto di similitudine ([math]k^2 = 9[/math]).
[math]\displaystyle \text{Area}(TBD) = \text{Area}(TAC) \cdot 3^2 = 12 \cdot 9 = 108 \text{ cm}^2[/math]
3. La relazione tra [math]AC[/math] e [math]BD[/math] (La proprietà topologica)
Questa è la vera magia dell’omotetia. Abbiamo stabilito la seguente corrispondenza di punti:
- [math]A \rightarrow B[/math]
- [math]C \rightarrow D[/math]
Di conseguenza, l’omotetia con centro [math]T[/math] trasforma la retta passante per [math]A[/math] e [math]C[/math] nella retta passante per [math]B[/math] e [math]D[/math].
Una proprietà fondamentale dell’omotetia stabilisce che qualsiasi retta non passante per il centro di omotetia viene trasformata in una retta a essa parallela. Poiché la retta [math]AC[/math] non passa per il centro [math]T[/math], la sua immagine [math]BD[/math] le è necessariamente parallela.
Quindi: [math]\displaystyle AC \parallel BD[/math].
Senza aver calcolato un solo raggio, un’altezza o un angolo, abbiamo dimostrato un parallelismo strutturale della figura.
Perché questi esercizi sono speciali: la lezione nascosta
L’Esercizio 1 (Aree e invarianti di scala): Questo problema è un esercizio di “riduzione della dimensionalità”. Ci insegna che in matematica, spesso, la posizione assoluta e le dimensioni locali non contano. Proprio come nella compressione dei dati o nel machine learning, dove cerchiamo le metriche strutturali stabili (le “feature” determinanti) ignorando il rumore, qui rinunciamo a sapere quanto è grande il cerchio per concentrarci solo sul rapporto tra le sue parti. È la vittoria del pensiero sistemico sul calcolo per forza bruta.
L’Esercizio 2 (Il parallelismo senza angoli): Questo secondo caso spinge il concetto ancora più in là, entrando nel territorio della topologia e della geometria proiettiva. Di solito, per dimostrare che due rette sono parallele, passiamo ore a cercare angoli alterni interni o corrispondenti. Qui, invece, ricaviamo una proprietà direzionale (il parallelismo tra [math]AC[/math] e [math]BD[/math]) partendo esclusivamente da rapporti di lunghezze. Dimostrare un parallelismo senza calcolare un singolo angolo è il vero trionfo dell’eleganza matematica.
📚 Simmetria, similitudine e trasformazioni geometriche con le matrici
La geometria moderna nasce dall’incontro tra intuizione visiva e linguaggio algebrico.
Similitudini, trasformazioni lineari e matrici permettono di descrivere rotazioni, dilatazioni, deformazioni e cambiamenti di area attraverso strumenti matematici eleganti e applicabili anche alla grafica computazionale e alla modellazione geometrica. Il determinante, in particolare, assume un significato geometrico fondamentale perché misura come una trasformazione modifica aree e volumi.
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