Geometria al Limite: Angoli che Collassano, Lune di Ippocrate e la Formula Perfetta del Salto
A volte un problema di matematica o di fisica si presenta in sordina.
Ti vengono dati un paio di angoli, la misura di un raggio o l’altezza di un ostacolo, e sembra tutto ridursi alla noiosa applicazione di una formula mnemonica. Quello che vi propongo oggi, però, è un approccio molto diverso. Non ci limiteremo a “fare i conti”, ma useremo i numeri per spingere le figure geometriche e le leggi della fisica fino al loro limite, per capire cosa succede quando il sistema viene messo sotto stress.
In questo articolo affronteremo tre sfide distinte che condividono lo stesso spirito logico. Partiremo da un’indagine geometrica su una sequenza di triangoli allineati: un problema che all’apparenza chiede solo di calcolare un angolo incognito, ma che in realtà ci porterà a cercare il momento esatto in cui la figura si “rompe” e diventa letteralmente impossibile da disegnare.
Successivamente, alzeremo la posta in gioco applicando queste logiche a due scenari molto più visivi e dinamici.
Nel primo, analizzeremo lo scudo circolare di un eroe: calcoleremo l’area di eleganti decorazioni a forma di luna in un gioco di simmetrie, dove i poligoni regolari si incastrano alla perfezione con il pi greco.
Nel secondo, passeremo dalla geometria statica alla cinematica pura: calcoleremo la velocità e l’inclinazione esatte per compiere un salto disperato e superare un muro di 5 metri. È un problema di ottimizzazione che ci permetterà di smentire uno dei falsi miti più radicati sui lanci parabolici (spoiler: per superare un ostacolo, l’angolo perfetto non è quasi mai quello di 45 gradi).
Mettete da parte la calcolatrice per un momento, qui servirà soprattutto immaginazione e logica visiva.
Iniziamo dal primo problema.
Il Problema Iniziale
Abbiamo un punto [math]A[/math] esterno a una retta su cui giacciono, in ordine, i punti [math]B, C, D, E[/math].
Sappiamo che:
- [math]\angle ABC = 40^\circ[/math]
- [math]\angle AED = 40^\circ[/math]
- [math]BC = AC = AD = DE[/math]
Il nostro obiettivo: determinare l’ampiezza dell’angolo centrale [math]\angle CAD[/math].
La Soluzione

Guardiamo i due triangoli esterni, [math]\triangle ABC[/math] e [math]\triangle ADE[/math]. Poiché [math]AC = BC[/math], il triangolo [math]\triangle ABC[/math] è isoscele sulla base [math]AB[/math]. Di conseguenza, gli angoli alla base sono uguali: [math]\angle BAC = 40^\circ[/math].
L’angolo al vertice sarà quindi:
[math]\displaystyle \angle ACB = 180^\circ – 40^\circ – 40^\circ = 100^\circ[/math]
Lo stesso identico ragionamento vale per il triangolo [math]\triangle ADE[/math], che ci restituisce un angolo [math]\angle ADE = 100^\circ[/math].
Ora, spostiamo l’attenzione al centro della figura, sul triangolo [math]\triangle ACD[/math]. I punti sulla retta sono allineati, il che significa che l’angolo [math]\angle ACD[/math] è supplementare a [math]\angle ACB[/math]:
[math]\displaystyle \angle ACD = 180^\circ – 100^\circ = 80^\circ[/math]
Simmetricamente, anche [math]\angle ADC = 80^\circ[/math].
Dato che [math]AC = AD[/math], anche il triangolo centrale [math]\triangle ACD[/math] è isoscele. Conoscendo i due angoli alla base, trovare l’angolo incognito (che chiameremo [math]x[/math]) è immediato:
[math]\displaystyle x = 180^\circ – 80^\circ – 80^\circ = 20^\circ[/math]
L’angolo [math]\angle CAD[/math] misura quindi [math]20^\circ[/math].
E se cambiassimo gli angoli di partenza?
Cosa succede alla nostra figura se modifichiamo l’inclinazione iniziale?
Proviamo ad abbassare gli angoli esterni a [math]30^\circ[/math].
Se [math]\angle ABC = \angle AED = 30^\circ[/math], riapplicando la logica precedente:
- L’angolo [math]\angle ACB[/math] diventa [math]180^\circ – 60^\circ = 120^\circ[/math].
- L’angolo supplementare [math]\angle ACD[/math] diventa [math]60^\circ[/math].
- Nel triangolo centrale avremo: [math]x = 180^\circ – 60^\circ – 60^\circ = 60^\circ[/math].
Notate un pattern?
L’angolo centrale [math]x[/math] aumenta al diminuire degli angoli laterali.
La Formula Generale (E il suo punto di rottura)
Per non dover rifare i calcoli ogni volta, possiamo generalizzare il problema assegnando agli angoli esterni un valore [math]\alpha[/math].
I passaggi rimangono invariati:
- L’angolo ottuso di base diventa [math]\angle ACB = 180^\circ – 2\alpha[/math].
- L’angolo interno al triangolo centrale diventa [math]\angle ACD = 2\alpha[/math].
- La somma degli angoli del triangolo centrale ci fornisce l’equazione definitiva:
[math]\displaystyle 2\alpha + 2\alpha + x = 180^\circ[/math]
[math]\displaystyle x = 180^\circ – 4\alpha[/math]
Questa semplice equazione è la vera chiave di volta del problema. Ma nasconde un’insidia.
Il Punto di Rottura
Cosa accadrebbe se provassimo a impostare [math]\alpha = 50^\circ[/math]?
Inserendo il valore nella nostra formula otterremmo:
[math]\displaystyle x = 180^\circ – 200^\circ = -20^\circ[/math]
Un angolo negativo! Com’è possibile?
La risposta non è in un errore di calcolo, ma nella geometria stessa. Condizioni del genere sono realizzabili solo se [math]\alpha < 45^\circ[/math]. Se l’angolo supera o eguaglia i 45 gradi, i punti [math]C[/math] e [math]D[/math] finiscono per sovrapporsi o “incrociarsi”, rendendo impossibile la chiusura del poligono con le proporzioni richieste.
Vediamo una tabella riassuntiva che mette in luce questa relazione:
| Angolo laterale [math]\alpha[/math] | Angolo centrale [math]x = 180^\circ – 4\alpha[/math] | Geometricamente possibile? |
|---|---|---|
| [math]30^\circ[/math] | [math]60^\circ[/math] | Sì |
| [math]35^\circ[/math] | [math]40^\circ[/math] | Sì |
| [math]40^\circ[/math] | [math]20^\circ[/math] | Sì |
| [math]45^\circ[/math] | [math]0^\circ[/math] | Configurazione degenere (i punti collassano) |
| [math]50^\circ[/math] | [math]-20^\circ[/math] | Impossibile |
Questa tabella mostra in modo evidente come la geometria imponga un limite al valore degli angoli: per [math]\alpha = 45^\circ[/math] il triangolo centrale si schiaccia fino a scomparire, e oltre quella soglia la figura non può più esistere. La formula matematica continua a produrre un numero, ma quel numero perde ogni significato geometrico.
La potenza di questo approccio sta proprio nell’aver trovato una legge generale che ci permette di prevedere il comportamento dell’intera figura al variare di un singolo parametro. Un piccolo esercizio di geometria che si trasforma in una lezione sui limiti della modellizzazione matematica.
Due Esercizi “Hero” per Mettere alla Prova la Tua Visione Geometrica e il Tuo Istinto Fisico
Oggi vi propongo due sfide che uniscono eleganza visiva, rigore geometrico e una stimolante ottimizzazione matematica. Il primo è un classico problema di geometria delle aree con un tocco estetico; il secondo è un problema di ottimizzazione fisica (cinematica) che porta a una formula finale sorprendentemente pulita e memorabile.
Esercizio 1: Lo Scudo dell’Eroe (Geometria Piana)
Testo
Un eroe porta uno scudo circolare di raggio [math]R[/math]. Sulla superficie dello scudo è incisa una decorazione: un esagono regolare inscritto nella circonferenza principale. Su ciascun lato dell’esagono, verso l’esterno, è tracciata una semicirconferenza avente il lato dell’esagono stesso come diametro.
Determinare l’area totale delle sei “lune” (o petali) che si formano all’esterno dell’esagono, delimitate internamente dall’arco della circonferenza principale ed esternamente dalle semicirconferenze.

Soluzione
Passo 1. Analisi delle figure base
L’area del cerchio principale (lo scudo) è:
[math]A_c = \pi R^2[/math]
Poiché l’esagono è inscritto in un cerchio di raggio [math]R[/math], il suo lato [math]l[/math] è esattamente uguale a [math]R[/math].
L’area dell’esagono regolare (composto da 6 triangoli equilateri di lato [math]R[/math]) è:
[math]\displaystyle A_e = 6 \cdot \left( \frac{\sqrt{3}}{4} R^2 \right) = \frac{3\sqrt{3}}{2} R^2[/math]
Passo 2. L’area dei segmenti circolari
La differenza tra l’area del cerchio e quella dell’esagono ci dà l’area dei 6 segmenti circolari “vuoti”. L’area di un singolo segmento circolare è:
[math]\displaystyle A_{seg} = \frac{A_c – A_e}{6} = \frac{\pi R^2 – \frac{3\sqrt{3}}{2} R^2}{6} = \frac{\pi}{6} R^2 – \frac{\sqrt{3}}{4} R^2[/math]
Passo 3. L’area delle semicirconferenze
Su ogni lato di lunghezza [math]R[/math] viene costruita una semicirconferenza verso l’esterno. Il raggio di ciascuna è [math]r = \frac{R}{2}[/math].
L’area di una singola semicirconferenza è:
[math]\displaystyle A_{semi} = \frac{1}{2} \pi \left( \frac{R}{2} \right)^2 = \frac{\pi}{8} R^2[/math]
Passo 4. Calcolo dell’area delle lune
L’area di una singola “luna” è data dall’area della semicirconferenza meno l’area del segmento circolare che le sta sotto:
[math]\displaystyle A_{luna} = A_{semi} – A_{seg} = \frac{\pi}{8} R^2 – \left( \frac{\pi}{6} R^2 – \frac{\sqrt{3}}{4} R^2 \right)[/math]
[math]\displaystyle A_{luna} = \frac{\sqrt{3}}{4} R^2 + \left( \frac{3\pi – 4\pi}{24} \right) R^2 = \frac{\sqrt{3}}{4} R^2 – \frac{\pi}{24} R^2[/math]
Moltiplicando per le 6 lune totali:
[math]\displaystyle A_{tot} = 6 \cdot \left( \frac{\sqrt{3}}{4} R^2 – \frac{\pi}{24} R^2 \right) = \frac{3\sqrt{3}}{2} R^2 – \frac{\pi}{4} R^2[/math]
Commento Applicativo
Questo problema è un’estensione del celebre problema delle “Lune di Ippocrate”. È affascinante perché dimostra come, sommando e sottraendo figure curve (cerchi e archi), si ottengano spesso termini con [math]\pi[/math] che non si elidono completamente ma lasciano un’area definibile da una parte algebrica netta ([math]\sqrt{3}[/math]) combinata con una trascendente ([math]\pi[/math]).
Finora abbiamo visto come una semplice configurazione geometrica possa nascondere una legge generale e perfino un limite oltre il quale la figura non esiste più. Lo stesso approccio compare continuamente nella fisica: dietro un problema apparentemente pratico si nasconde spesso una struttura matematica elegante.
Vediamolo con un esempio di cinematica.
Esercizio 2: Il Salto oltre l’Abisso (Cinematica e Ottimizzazione)
Testo
Un eroe in fuga deve saltare un muro verticale alto 5 m situato a una distanza orizzontale di 20 m dal punto di stacco. Il punto di stacco e il punto di atterraggio (oltre il muro) si trovano sullo stesso piano orizzontale.
Tralasciando l’attrito dell’aria e considerando l’accelerazione di gravità [math]g = 9.81 \text{ m/s}^2[/math]:
- Determinare la formula generale per la velocità iniziale minima [math]v_0[/math] necessaria per superare l’ostacolo.
- Calcolare il valore numerico di [math]v_0[/math] e l’angolo di stacco [math]\theta[/math] ottimale per i dati forniti.
Soluzione
Passo 1. L’equazione della traiettoria
Impostiamo l’origine degli assi nel punto di lancio. L’equazione cartesiana della traiettoria di un proiettile è:
[math]\displaystyle y(x) = x \tan\theta – \frac{g x^2}{2 v_0^2 \cos^2\theta}[/math]
Sfruttando l’identità [math]\frac{1}{\cos^2\theta} = 1 + \tan^2\theta[/math], poniamo [math]u = \tan\theta[/math] e sostituiamo le coordinate della sommità del muro [math](x = d, y = h)[/math]:
[math]\displaystyle h = d \cdot u – \frac{g d^2}{2 v_0^2} (1 + u^2)[/math]
Passo 2. Isolare la velocità
Vogliamo trovare il minimo di [math]v_0^2[/math]. Isoliamolo dall’equazione:
[math]\displaystyle v_0^2 = \frac{g d^2 (1 + u^2)}{2 (d \cdot u – h)}[/math]
Passo 3. Minimizzazione tramite derivata
Per minimizzare [math]v_0^2[/math] rispetto all’inclinazione [math]u[/math], calcoliamo la derivata rispetto a [math]u[/math] e la poniamo uguale a zero:
[math]\displaystyle \frac{d}{du} \left[ \frac{1 + u^2}{du – h} \right] = 0[/math]
Applicando la regola del quoziente:
[math]\displaystyle \frac{2u(du – h) – (1 + u^2)d}{(du – h)^2} = 0 \implies du^2 – 2hu – d = 0[/math]
Risolviamo l’equazione di secondo grado per [math]u[/math] (scartando la radice negativa poiché il lancio è verso l’alto):
[math]\displaystyle u = \frac{h + \sqrt{h^2 + d^2}}{d}[/math]
Passo 4. La formula magistrale
Sostituendo questo valore ottimale di [math]u[/math] nell’equazione di [math]v_0^2[/math], dopo alcune semplificazioni algebriche, si arriva a un risultato sorprendentemente elegante:
[math]\displaystyle v_{0,\text{min}} = \sqrt{g(h + \sqrt{h^2 + d^2})}[/math]
Passo 5. Calcolo numerico
Inseriamo i dati: [math]h = 5[/math], [math]d = 20[/math], [math]g = 9.81[/math].
[math]\displaystyle v_{0,\text{min}} = \sqrt{9.81 \cdot \left(5 + \sqrt{25 + 400}\right)} = \sqrt{9.81 \cdot (5 + 20.615)}[/math]
[math]\displaystyle v_{0,\text{min}} = \sqrt{9.81 \cdot 25.615} = \sqrt{251.28} \approx 15.85 \text{ m/s} \text{ (circa 57 km/h)}[/math]
Per l’angolo ottimale, usiamo [math]u[/math]:
[math]\displaystyle \tan\theta = \frac{5 + 20.615}{20} = 1.28075 \implies \theta \approx 52^\circ[/math]

Commento Applicativo
Questo problema sfata un falso mito. Istintivamente molti pensano che per lanciare un oggetto il più lontano possibile si debba usare sempre l’angolo di 45°. Questo è vero solo su un terreno piatto senza ostacoli. Quando devi superare un muro, l’angolo ottimale per risparmiare energia (minimizzare [math]v_0[/math]) si sposta inevitabilmente verso l’alto (in questo caso 52°).
La formula [math]v_{0,\text{min}} = \sqrt{g(h + \sqrt{h^2 + d^2})}[/math] è un gioiello di eleganza: dipende solo da [math]g[/math], [math]h[/math] e [math]d[/math], e la sua struttura ricorda la distanza di un punto da una retta. Questa formula, inaspettatamente pulita, emerge dopo una derivata che sembrava destinata a produrre un’espressione complessa e invece si semplifica in modo perfetto.
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