Quante volte, di fronte a un problema di geometria, diamo per scontato che una figura si comporti in un certo modo solo per poi renderci conto che il testo ci stava tendendo una trappola? I due problemi che affrontiamo in questo articolo partono da premesse molto simili: un parallelogramma incastrato dentro un quadrato. A prima vista, sembrano classici esercizi di calcolo delle aree, da risolvere applicando un paio di formule.
In realtà, nascondono un’ottima occasione per guardare oltre i numeri, generalizzare un concetto visivo e, soprattutto, imparare a non fidarsi ciecamente di chi ci chiede di ‘verificare che l’area non dipenda dalla posizione’.
Prendete carta e penna: si comincia dalle basi per arrivare a risolvere un piccolo paradosso.
Problema 1
E’ dato un quadrato ABCD di lato [math]6 \text{ cm}[/math].
All’interno di esso è inscritto un secondo quadrato PQRS, di lato [math]4 \text{ cm}[/math], disposto come in figura. I vertici A, Q, C, S appartengono a uno stesso parallelogramma inclinato rispetto ai lati del quadrato maggiore.
Si richiede di determinare l’area della regione verde compresa tra il parallelogramma AQCS e il quadrato PQRS.

Quesiti
- Determinare l’area del parallelogramma AQCS.
- Dimostrare che tale area è indipendente dalla posizione del quadrato interno.
- Calcolare il rapporto tra:
- area verde e area del quadrato grande;
- area verde e area del quadrato piccolo.
- Generalizzare il problema:
- se il quadrato maggiore ha lato [math]a[/math],
- e quello minore ha lato [math]b[/math],
- trovare una formula generale per l’area verde.
Soluzione:
1. Comprensione geometrica della figura
Osserviamo che:
- Il quadrato grande ha lato:
[math]AB = BC = 6[/math]
quindi l’area è:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
A_{grande} &= 6^2 \\
A_{grande} &= 36 \text{ cm}^2
\end{aligned}[/math] - Il quadrato piccolo ha lato:
[math]PQ = QR = 4[/math]
quindi l’area è:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
A_{piccolo} &= 4^2 \\
A_{piccolo} &= 16 \text{ cm}^2
\end{aligned}[/math]
La regione verde è ottenuta sottraendo il quadrato piccolo dal parallelogramma inclinato AQCS. Dobbiamo quindi trovare:
[math]A_{verde} = A_{parallelogramma} – A_{quadrato \ piccolo}[/math]
2. Strategia risolutiva
La chiave del problema è riconoscere una proprietà importante: il parallelogramma ha come basi i segmenti AQ e SC. La distanza verticale tra queste due rette coincide con il lato del quadrato interno:
[math]h = 4[/math]
Inoltre, la proiezione orizzontale del parallelogramma occupa tutta la larghezza del quadrato maggiore:
[math]AB = 6[/math]
Quindi il parallelogramma ha:
- base [math]= 6[/math]
- altezza [math]= 4[/math]
E dunque:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
A_{parallelogramma} &= 6 \cdot 4 \\
A_{parallelogramma} &= 24 \text{ cm}^2
\end{aligned}[/math]
3. Calcolo dell’area verde
Ora sottraiamo l’area del quadrato interno:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
A_{verde} &= 24 – 16 \\
A_{verde} &= 8 \text{ cm}^2
\end{aligned}[/math]
Risultato finale: [math]8 \text{ cm}^2[/math]
Approfondimento teorico
Formula dell’area del parallelogramma
Vale la relazione [math]A = b \cdot h[/math], dove [math]b[/math] è la base e [math]h[/math] è l’altezza relativa alla base. Nel problema:
[math]b = 6, \quad h = 4[/math]
Quesito 2 — Perché l’area è indipendente dalla posizione?
Anche se il quadrato interno scorresse o si inclinasse mantenendo il lato [math]4[/math] e i vertici collegati come in figura, il parallelogramma continuerebbe ad avere la stessa base orizzontale [math]6[/math] e la stessa altezza [math]4[/math].
Quindi [math]A_{parallelogramma} = 24[/math] resta costante. Di conseguenza, anche l’area verde:
[math]A_{verde} = 24 – 16 = 8[/math]
rimane invariata.
Quesito 3 — Rapporti tra aree
a) Rapporto area verde / quadrato grande:
[math]\frac{8}{36} = \frac{2}{9}[/math]
b) Rapporto area verde / quadrato piccolo:
[math]\frac{8}{16} = \frac{1}{2}[/math]
Quesito 4 — Generalizzazione
Supponiamo che il quadrato maggiore abbia lato [math]a[/math] e il quadrato minore lato [math]b[/math]. Allora:
- Area parallelogramma: [math]a \cdot b[/math]
- Area quadrato interno: [math]b^2[/math]
L’area verde si calcola come:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
A_{verde} &= a \cdot b – b^2 \\
&{} \quad \text{Raccogliendo il termine } b : \\
A_{verde} &= b(a – b)
\end{aligned}[/math]
Strategia alternativa (metodo delle aree complementari)
Si può anche osservare che il parallelogramma è composto da:
- quadrato centrale;
- due triangoli congruenti laterali.
L’area verde è quindi rappresentata dalla somma delle aree di questi due triangoli. Poiché l’area totale del parallelogramma è stata calcolata come:
[math]A_{parallelogramma} = 24[/math]
e il quadrato centrale (area del quadrato piccolo) vale:
[math]16[/math]
per differenza resta:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
Area_{triangoli} &= 24 – 16 \\
Area_{triangoli} &= 8
\end{aligned}[/math]
Questa seconda strategia risulta spesso la più veloce e intuitiva durante le gare di matematica o nelle prove d’esame.
Problema 2
Sia ABCD un quadrato di lato [math]8 \text{ cm}[/math].
All’interno del quadrato è inscritto un parallelogramma EFGH tale che:
- [math]E \in AB[/math]
- [math]F \in BC[/math]
- [math]G \in CD[/math]
- [math]H \in DA[/math]
Il lato EF del parallelogramma misura [math]5 \text{ cm}[/math] ed è inclinato di [math]60^\circ[/math] rispetto al lato AB. Poiché EFGH è un parallelogramma, i lati opposti sono paralleli e congruenti.
Richieste del problema
- Determinare l’area del parallelogramma.
- Verificare che tale area non dipende dalla posizione del punto E sul lato AB, purché il parallelogramma rimanga inscritto nel quadrato mantenendo la stessa inclinazione.
- Calcolare l’area della regione compresa tra il quadrato e il parallelogramma.
- Determinare il rapporto tra tale regione e l’area del quadrato.
Soluzione:
Attenzione: il problema nasconde un’insidia logica. Il testo dà per scontata una condizione fisica che, matematicamente, non sta in piedi. Lo dimostreremo nel punto 2.
1. Determinare l’area del parallelogramma
Consideriamo il quadrato ABCD di lato [math]L = 8 \text{ cm}[/math]. Concentriamoci sul triangolo rettangolo [math]\triangle EBF[/math] (rettangolo in B). Sappiamo che l’ipotenusa EF misura [math]5 \text{ cm}[/math] e forma un angolo di [math]60^\circ[/math] con il lato AB.
Possiamo trovare i cateti EB e BF con la trigonometria:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
EB &= EF \cdot \cos(60^\circ) = 5 \cdot \frac{1}{2} = 2.5 \text{ cm} \\
BF &= EF \cdot \sin(60^\circ) = 5 \cdot \frac{\sqrt{3}}{2} \approx 4.33 \text{ cm}
\end{aligned}[/math]
Dato che E si trova su AB (lungo [math]8 \text{ cm}[/math]), la distanza AE sarà:
[math]AE = 8 – 2.5 = 5.5 \text{ cm}[/math]
Poiché EFGH è un parallelogramma inscritto, per simmetria i triangoli rettangoli opposti agli angoli del quadrato sono a due a due congruenti. Avremo quindi:
- [math]\triangle EBF \cong \triangle GDH \implies GD = 2.5 \text{ cm}[/math] e [math]DH = 2.5\sqrt{3} \text{ cm}[/math]
- [math]\triangle FCG \cong \triangle HAE \implies CG = 5.5 \text{ cm}[/math], [math]FC = 8 – 2.5\sqrt{3} \text{ cm}[/math] e [math]HA = 8 – 2.5\sqrt{3} \text{ cm}[/math]
L’area del parallelogramma è data dall’area del quadrato meno la somma delle aree di questi 4 triangoli rettangoli:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
\text{Area } \triangle EBF + \text{Area } \triangle GDH &= 2 \cdot \left( \frac{1}{2} \cdot 2.5 \cdot 2.5\sqrt{3} \right) \\
&= 6.25\sqrt{3}
\end{aligned}[/math]
[math]\displaystyle \begin{aligned}
\text{Area } \triangle HAE + \text{Area } \triangle FCG &= 2 \cdot \left( \frac{1}{2} \cdot 5.5 \cdot (8 – 2.5\sqrt{3}) \right) \\
&= 44 – 13.75\sqrt{3}
\end{aligned}[/math]
La somma delle aree dei 4 triangoli è:
[math]6.25\sqrt{3} + 44 – 13.75\sqrt{3} = 44 – 7.5\sqrt{3}[/math]
Infine, calcoliamo l’area del parallelogramma sottraendola all’area del quadrato ([math]8^2 = 64[/math]):
[math]\displaystyle \begin{aligned}
Area_{EFGH} &= 64 – (44 – 7.5\sqrt{3}) \\
Area_{EFGH} &= 20 + 7.5\sqrt{3} \approx 32.99 \text{ cm}^2
\end{aligned}[/math]
2. L’area dipende o no dalla posizione di E?
Il testo chiede di “verificare che tale area non dipende dalla posizione del punto E… mantenendo la stessa inclinazione”. Qui c’è una sottigliezza matematica:
Se poniamo [math]EB = x[/math], per mantenere l’inclinazione di [math]60^\circ[/math] del lato EF, deve valere [math]BF = x\sqrt{3}[/math]. Calcolando l’area generica [math]Area(x)[/math], otteniamo:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
Area(x) &= -2\sqrt{3}x^2 + 8(\sqrt{3}+1)x
\end{aligned}[/math]
Questa è l’equazione di una parabola, il che dimostra che l’area VARIA al variare della posizione di E (cioè al variare di [math]x[/math]).
La natura della funzione ottenuta chiarisce definitivamente il quesito sull’indipendenza dell’area. Avendo un’equazione di secondo grado del tipo:
[math]Area(x) = ax^2 + bx[/math]
stiamo descrivendo matematicamente una parabola e non una linea retta costante (che richiederebbe [math]a = 0[/math] e [math]b = 0[/math]).
Questo dimostra inequivocabilmente che:
- L’area non è costante.
- L’area varia in funzione della posizione [math]x[/math] del punto E.

La “sentenza definitiva” del calcolo infinitesimale: la derivata non mente mai
Se il testo sostiene che l’area sia indipendente dalla posizione, sta implicitamente affermando che la funzione area è una costante. Ma in matematica, una funzione è costante se e solo se la sua variazione (la derivata) è nulla in ogni punto dell’intervallo considerato.
Riprendendo la funzione area del Problema 2:
[math]Area(x) = -2\sqrt{3}x^2 + 8(\sqrt{3}+1)x[/math]
Calcoliamo la derivata prima rispetto a [math]x[/math]:
[math]\displaystyle \frac{d}{dx}Area(x) = -4\sqrt{3}x + 8(\sqrt{3}+1)[/math]
L’evidenza della derivata
- Non è nulla: La derivata è una funzione di primo grado, il che significa che l’area non solo cambia, ma lo fa in modo lineare (cresce fino a un picco e poi decresce).
- Il punto critico: Possiamo persino trovare dove l’area smette di variare per un istante (il punto di massimo) ponendo la derivata uguale a zero:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
-4\sqrt{3}x + 8\sqrt{3} + 8 &= 0 \\
&{} \quad \text{Risolvendo per } x : \\
x &= \frac{8\sqrt{3} + 8}{4\sqrt{3}} \\
x &= 2 + \frac{2}{\sqrt{3}} \approx 3.15 \text{ cm}
\end{aligned}[/math]
Perché è la “Prova Regina”?
In un esame, citare la derivata trasforma un’osservazione geometrica in una dimostrazione analitica inconfutabile:
- Smentisce l’intuizione: Visivamente potremmo essere tratti in inganno dalla simmetria, ma la derivata quantifica con precisione la variazione.
- Eleva il livello della risposta: Dimostra la capacità di collegare ambiti diversi, come la geometria euclidea e l’analisi matematica.
Verdetto: La funzione area non ha derivata nulla, pertanto l’area deve variare al variare di [math]x[/math]. La matematica non lascia spazio ad ambiguità.
Quindi: Se il problema intende che il parallelogramma debba mantenere forma e inclinazione su tutti i lati, esso diventa una figura rigida che si incastra in un’unica posizione possibile. In questo caso, E non può muoversi, rendendo la dipendenza nulla per definizione.
La Parabola della Resa: Geometria e Ottimizzazione degli Scarti
Il comportamento dell’area del parallelogramma al variare di [math]x[/math] non è solo un dettaglio geometrico: è lo stesso principio che governa la progettazione dei pattern di taglio nella produzione industriale. Il parallelismo regge per tre motivi strutturali:
Ottimizzazione della materia prima
Nel modello geometrico, il quadrato esterno rappresenta il foglio grezzo e il parallelogramma la sagoma da ricavare. Gli scarti (o sfridi) sono i quattro triangoli laterali.
Mostrare che l’area del parallelogramma segue una parabola:
[math]Area(x) = ax^2 + bx[/math]
significa dimostrare che anche gli sfridi cambiano dinamicamente con [math]x[/math]. In produzione, questo calcolo permette di individuare la posizione esatta che massimizza la resa del materiale, riducendo i costi di smaltimento e ottimizzando l’acquisto della materia prima.
Vincoli geometrici e libertà residue
Fissare l’angolo di inclinazione (nel nostro caso [math]60^\circ[/math]) non rende la figura rigida: resta un grado di libertà fondamentale, ovvero la posizione del punto E.
È la stessa logica che consente agli algoritmi di nesting (incastro ottimizzato) di ruotare e traslare i pezzi per sfruttare ogni centimetro quadrato del foglio, pur rispettando i vincoli tecnici e strutturali imposti dal progetto originale.
Analisi funzionale contro intuizione
A prima vista il parallelogramma potrebbe sembrare “incastrato” o statico, ma la funzione [math]Area(x)[/math] rivela che la resa varia sensibilmente.
In ambito produttivo, questo approccio evita errori di stima:
- Non è sufficiente che un pezzo “entri” nel foglio di lavoro.
- Bisogna posizionarlo dove la funzione di scarto è minima.
Conclusione: Questa è la differenza sostanziale tra un layout che semplicemente “funziona” e uno che massimizza il profitto. La geometria analitica cessa di essere un esercizio astratto e diventa il motore dell’efficienza industriale.
3. Area della regione compresa tra quadrato e parallelogramma
Questa regione è rappresentata dall’area dei 4 triangoli rettangoli calcolati in precedenza:
[math]Area_{triangoli} = 44 – 7.5\sqrt{3} \approx 31.01 \text{ cm}^2[/math]
4. Rapporto tra tale regione e l’area del quadrato
Il rapporto si ottiene dividendo l’area della regione compresa per l’area totale del quadrato ([math]64[/math]):
[math]\displaystyle \begin{aligned}
Rapporto &= \frac{44 – 7.5\sqrt{3}}{64} \\
Rapporto &= \frac{11}{16} – \frac{15\sqrt{3}}{128} \approx 0.484
\end{aligned}[/math]
I triangoli occupano circa il 48.4% dell’area totale, mentre il parallelogramma occupa il restante 51.6%.
L’esercizio oltre la lavagna: Nesting e Ottimizzazione
Questi problemi non sono solo ginnastica mentale. Il secondo esercizio, in particolare, tocca il cuore del Nesting Industriale. Quando un software deve decidere come tagliare delle forme da una lastra di metallo o di tessuto (il nostro quadrato esterno), non cerca semplicemente di “farle stare dentro”. Cerca il valore di [math]x[/math] (la posizione) che minimizza lo scarto.
Dalla Parabola al Profitto
La scoperta che l’area del parallelogramma segue un andamento parabolico ci fornisce un’informazione preziosa: esiste un punto di massimo rendimento. In ambito industriale e architettonico, questo concetto ha implicazioni pratiche enormi:
- Progettazione di facciate continue: In architettura, ruotare un pannello di pochi gradi o spostare il punto di ancoraggio di pochi centimetri può cambiare radicalmente la quantità di materiale sprecato.
- Gestione del Budget: Ottimizzare la variabile [math]x[/math] significa ridurre i costi vivi di un intero cantiere o di una linea di produzione.
Il Nesting in Sintesi
Il processo di nesting si basa esattamente sui principi analitici visti nella risoluzione:
[math]\displaystyle \begin{aligned}
\text{Obiettivo} &: \text{Minimizzare } Area_{scarto}(x) \\
\text{Vincolo} &: \text{Inclinazione e dimensioni fisse} \\
\text{Risultato} &: \text{Posizionamento ottimale del taglio}
\end{aligned}[/math]
Riflessione finale: La matematica delle funzioni e delle derivate non serve solo a superare l’Esame di Stato; è lo strumento che permette di trasformare un progetto costoso in un’opera efficiente e sostenibile.
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