Teoremi sui Limiti: quando usarli e quando evitarli

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Limiti Matematici - Lo Schema Risolutivo Definitivo

Chiunque abbia preparato un esame di Analisi matematica conosce quella sensazione di frustrazione davanti a un limite che si rifiuta di collaborare. Fogli riempiti di calcoli, semplificazioni azzardate, e alla fine il risultato è comunque sbagliato.

Il problema, quasi sempre, non sta nel non saper fare i conti. Sta nell’applicare le regole a occhi chiusi.

I teoremi sui limiti sono strumenti chirurgici, non bacchette magiche: funzionano alla perfezione, ma solo se rispetti rigorosamente le loro condizioni d’uso. Ignorare un’ipotesi non ti porta a un semplice errore di distrazione, ma fa crollare l’intera impalcatura logica dell’esercizio. In questa guida non troverai le solite definizioni da imparare a memoria, ma un manuale operativo.

Vedremo insieme come smettere di tirare a indovinare, come interpretare i segnali che la funzione ci manda (sì, la forma indeterminata è un’informazione utile) e quale strada prendere per arrivare al risultato senza inciampare.

1. La sostituzione diretta: il caso più semplice (e il più tradito)

Quando funziona

Se [math]f[/math] è continua in [math]x_0[/math], allora per definizione stessa:

[math]\displaystyle \lim_{x \to x_0} f(x) = f(x_0)[/math]

Questo vale per:

  • Polinomi: [math]\lim_{x \to 2} (3x^2 – 5x + 1) = 3(4) – 10 + 1 = 3[/math]
  • Funzioni razionali dove il denominatore non si annulla
  • Funzioni elementari (esponenziali, logaritmi con argomento positivo, seno, coseno) nel loro dominio naturale

La trappola

La tentazione è di sostituire “a occhio” senza verificare la continuità.

Esempio classico:

[math]\displaystyle \lim_{x \to 0} \frac{\sin x}{x}[/math]

Qui il numeratore e il denominatore sono funzioni continue, ma il quoziente non lo è in [math]x=0[/math] (divisione per zero). La sostituzione diretta porta alla forma indeterminata [math]0/0[/math], che non è un numero: è un segnale che il teorema del quoziente non è applicabile in questa forma.

Regola d’oro: la sostituzione diretta è lecita solo se il risultato è un numero reale ben definito (o un infinito con segno determinato). Se ottieni una forma indeterminata, hai appena dimostrato che il teorema non si applica così com’è.

2. Algebra dei limiti: l’aritmetica dell’infinito ha le sue regole

I teoremi dicono che, se [math]\lim f(x) = L[/math] e [math]\lim g(x) = M[/math] (con [math]L, M \in \mathbb{R} \cup \{\pm\infty\}[/math]), allora:

Operazione Condizione Risultato
Somma [math]L, M[/math] finiti [math]L + M[/math]
Prodotto [math]L, M[/math] finiti [math]L \cdot M[/math]
Quoziente [math]L[/math] finito, [math]M \ne 0[/math] finito [math]L/M[/math]
Potenza [math]L > 0[/math] finito, [math]M[/math] finito [math]L^M[/math]

I casi leciti con infinito

  • [math](+\infty) + (+\infty) = +\infty[/math]
  • [math]L \cdot (+\infty) = +\infty[/math] se [math]L > 0[/math], [math]-\infty[/math] se [math]L < 0[/math]
  • [math]L / (+\infty) = 0[/math] se [math]L[/math] finito
  • [math](+\infty)^L = +\infty[/math] se [math]L > 0[/math]

Le forme indeterminate: perché sono “indeterminate”

Quando incontri [math]\infty – \infty[/math], [math]0 \cdot \infty[/math], [math]\infty / \infty[/math], [math]0/0[/math], [math]1^\infty[/math], [math]0^0[/math], [math]\infty^0[/math], l’algebra dei limiti non fornisce una risposta. Non perché il limite non esista, ma perché il risultato dipende da come le funzioni tendono ai loro valori.

Esempio su [math]\infty – \infty[/math]:

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} (x^2 – x) = +\infty[/math] (il quadrato “vince”)

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} (x – x^2) = -\infty[/math] (stesse funzioni, ordine invertito)

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} (x + 5 – x) = 5[/math] (perfetta cancellazione)

Tutte e tre sono forme [math]\infty – \infty[/math], ma i risultati differiscono radicalmente. L’indeterminazione è un invito a ricalcolare: raccogliere, razionalizzare, usare sviluppi asintotici o confronti di crescita.

3. Teorema del confronto (o dei due carabinieri): la precisione delle disuguaglianze

Enunciato operativo

Se in un intorno di [math]x_0[/math] (escluso al più [math]x_0[/math]) vale:

[math]h(x) \le f(x) \le g(x)[/math]

e [math]\lim_{x \to x_0} h(x) = \lim_{x \to x_0} g(x) = L[/math], allora [math]\lim_{x \to x_0} f(x) = L[/math].

Quando è indispensabile

Il confronto è l’arma principale contro le funzioni oscillanti limitate moltiplicate per infinitesimi.

Esempio canonico:

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} \frac{\sin x}{x}[/math]

Qui [math]-1 \le \sin x \le 1[/math], quindi:

[math]\displaystyle -\frac{1}{x} \le \frac{\sin x}{x} \le \frac{1}{x}[/math]

Poiché [math]\pm 1/x \to 0[/math], per confronto anche il limite cercato è 0.

Quando non funziona (o funziona male)

  • Le disuguaglianze non sono vere in nessun intorno: se riesci a “schiacciare” [math]f(x)[/math] solo in punti isolati, il teorema non si applica.
  • I “carabinieri” convergono a limiti diversi: se [math]h(x) \to 2[/math] e [math]g(x) \to 5[/math], non puoi concludere nulla su [math]f(x)[/math]. Potrebbe oscillare, convergere a un valore intermedio, o non avere limite.
  • Sottovalutazione delle ipotesi locali: le disuguaglianze devono valere in un intorno, non globalmente. Una funzione come [math]f(x) = x \sin(1/x)[/math] per [math]x \to 0[/math] richiede il confronto [math]|x \sin(1/x)| \le |x|[/math], che è valida vicino allo zero, non su tutto [math]\mathbb{R}[/math].

4. Teorema della composizione: il limite delle funzioni di funzioni

La forma corretta

Se:

  • [math]\lim_{x \to x_0} g(x) = y_0[/math]
  • [math]f[/math] è continua in [math]y_0[/math]

Allora:

[math]\displaystyle \lim_{x \to x_0} f(g(x)) = f(y_0) = f\left( \lim_{x \to x_0} g(x) \right)[/math]

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Quando è la chiave dei cambi di variabile

Il teorema giustifica la sostituzione [math]t = g(x)[/math]. Se [math]g(x) \to y_0[/math] e [math]f[/math] è continua nel punto limite, puoi “portare il limite dentro” la funzione esterna.

Esempio:

[math]\displaystyle \lim_{x \to 0} e^{\frac{\sin x}{x}} = e^{\lim_{x \to 0} \frac{\sin x}{x}} = e^1 = e[/math]

Qui [math]g(x) = \frac{\sin x}{x} \to 1[/math] e [math]f(t) = e^t[/math] è continua ovunque.

Quando fallisce (e i cambi di variabile diventano pericolosi)

La continuità di [math]f[/math] in [math]y_0[/math] è essenziale. Senza di essa, il limite della composizione può non esistere o essere diverso da [math]f(y_0)[/math].

Contro-esempio classico:

Sia [math]g(x) = x \sin(1/x)[/math] per [math]x \to 0[/math] (con [math]g(0)=0[/math]) e sia:

[math]\displaystyle f(y) = \begin{cases} 0 & \text{se } y = 0 \\ 1 & \text{se } y \ne 0 \end{cases}[/math]

Qui [math]g(x) \to 0[/math], ma [math]f[/math] non è continua in 0. Il limite [math]\lim_{x \to 0} f(g(x))[/math] non esiste perché [math]g(x)[/math] si annulla infinite volte vicino a 0 (dove [math]f=0[/math]) ma è diversa da zero altrettante volte (dove [math]f=1[/math]). Se avessimo applicato il teorema “alla leggera”, avremmo concluso [math]f(0)=0[/math], che è falso.

La versione “asintotica”

Se [math]g(x) \sim h(x)[/math] per [math]x \to x_0[/math] e [math]f[/math] è continua (o almeno localmente monotona), spesso si può sostituire [math]g(x)[/math] con [math]h(x)[/math] dentro [math]f[/math]. Ma attenzione: se [math]f[/math] è irregolare (es. funzioni a gradino, parte intera, segni), anche infinitesimi equivalenti possono comportarsi diversamente.

5. Discontinuità, funzioni a tratti e limiti unilaterali

Il problema

I teoremi sui limiti sono formulati per [math]\lim_{x \to x_0}[/math]. Se la funzione ha comportamenti diversi a sinistra e a destra, il limite bilatero non esiste (a meno che i due non coincidano).

Esempio: funzione segno

[math]\displaystyle \operatorname{sgn}(x) = \begin{cases} -1 & \text{se } x < 0 \\ 0 & \text{se } x = 0 \\ 1 & \text{se } x > 0 \end{cases}[/math]

Qui [math]\lim_{x \to 0^-} \operatorname{sgn}(x) = -1[/math] e [math]\lim_{x \to 0^+} \operatorname{sgn}(x) = 1[/math]. Il limite bilatero non esiste. Applicare l’algebra dei limiti “in grande” senza distinguere i due lati porta a conclusioni assurde.

Funzioni definite a tratti

Per verificare la continuità in un punto di “giunzione” [math]x_0[/math]:

  1. Calcola il limite sinistro usando l’espressione valida per [math]x < x_0[/math]
  2. Calcola il limite destro usando l’espressione valida per [math]x > x_0[/math]
  3. Confrontali con [math]f(x_0)[/math]

Solo se i tre valori coincidono, la funzione è continua e puoi usare la sostituzione diretta.

6. Limiti all’infinito: le differenze di radici e i termini non confrontabili

La trappola delle radici

Espressioni del tipo:

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} (\sqrt{x^2 + 3x} – x)[/math]

generano la forma indeterminata [math]\infty – \infty[/math]. Qui l’algebra dei limiti è inutile finché non razionalizzi:

[math]\displaystyle \sqrt{x^2 + 3x} – x = \frac{(x^2 + 3x) – x^2}{\sqrt{x^2 + 3x} + x} = \frac{3x}{\sqrt{x^2 + 3x} + x} \to \frac{3}{2}[/math]

Termini non confrontabili

Quando sommi funzioni con velocità di crescita diverse (es. polinomio vs esponenziale vs logaritmo), l’algebra dei limiti funziona se li tratti separatamente, ma devi ricordare la gerarchia:

[math]x^a \ll b^x \ll x! \ll x^x \quad \text{(per } a > 0, b > 1 \text{)}[/math]

Un termine trascurabile può essere eliminato solo dopo averlo reso esplicito, non “a occhio”.

7. Sviluppi di Taylor: quando il limite si risolve guardando il termine dominante

Non tutti i limiti possono essere risolti con algebra, raccoglimenti o razionalizzazioni.

A volte il problema non è trasformare l’espressione, ma capire quanto velocemente una funzione si avvicina al suo valore limite.

Gli sviluppi di Taylor forniscono proprio questa informazione: sostituiscono una funzione complicata con un polinomio che ne descrive il comportamento vicino a un punto.

L’idea fondamentale è:

Nei limiti conta il primo termine che non si annulla.

Per esempio, vicino a [math]x=0[/math]:

[math]\displaystyle \sin x = x – \frac{x^3}{6} + o(x^3)[/math]

Il termine dominante è [math]x[/math], ma se questo viene eliminato da una sottrazione, il termine successivo diventa quello decisivo.

Esempio: una forma indeterminata che nasconde un termine piccolo

Consideriamo:

[math]\displaystyle \lim_{x \to 0} \frac{\sin x – x}{x^3}[/math]

La sostituzione diretta produce:

[math]\displaystyle \frac{0 – 0}{0^3} = \frac{0}{0}[/math]

una forma indeterminata.

Le tecniche algebriche elementari non sono sufficienti perché la differenza:

[math]\sin x – x[/math]

nasconde una cancellazione tra due quantità molto vicine.

Usiamo lo sviluppo di Taylor:

[math]\displaystyle \sin x = x – \frac{x^3}{6} + o(x^3)[/math]

Sostituendo:

[math]\displaystyle \sin x – x = \left(x – \frac{x^3}{6} + o(x^3)\right) – x[/math]

I termini [math]x[/math] si cancellano:

[math]\displaystyle \sin x – x = -\frac{x^3}{6} + o(x^3)[/math]

quindi:

[math]\displaystyle \frac{\sin x – x}{x^3} = \frac{-\frac{x^3}{6} + o(x^3)}{x^3}[/math]

Dividendo per [math]x^3[/math]:

[math]\displaystyle = -\frac{1}{6} + \frac{o(x^3)}{x^3}[/math]

e poiché:

[math]\displaystyle \frac{o(x^3)}{x^3} \to 0[/math]

otteniamo:

[math]\displaystyle \lim_{x \to 0} \frac{\sin x – x}{x^3} = -\frac{1}{6}[/math]

Quando usare Taylor

Gli sviluppi di Taylor sono particolarmente utili quando compaiono:

  • differenze tra funzioni molto vicine: [math]e^x – 1 – x[/math]
  • cancellazioni tra termini dominanti: [math]\cos x – 1[/math]
  • rapporti tra infinitesimi di ordine diverso: [math]\frac{1 – \cos x}{x^2}[/math]
  • forme indeterminate dove la razionalizzazione non è possibile.

Quando evitare Taylor

Taylor non è sempre la scelta migliore.

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Se un limite si risolve facilmente con:

  • raccoglimento,
  • prodotti notevoli,
  • confronto,
  • equivalenti notevoli,

introdurre uno sviluppo completo può rendere il procedimento più lungo del necessario.

Esempio:

[math]\displaystyle \lim_{x \to 0} \frac{\sin x}{x}[/math]

può essere risolto direttamente usando il limite notevole:

[math]\displaystyle \frac{\sin x}{x} \to 1[/math]

senza ricorrere allo sviluppo:

[math]\sin x = x – \frac{x^3}{6} + \dots[/math]

Regola pratica

Prima di usare Taylor chiediti:

  • La forma è indeterminata?
  • Le cancellazioni impediscono di vedere il termine dominante?
  • Conosco l’ordine dell’infinitesimo necessario?

Se la risposta è sì, lo sviluppo di Taylor diventa una lente d’ingrandimento: non calcola il limite automaticamente, ma rivela quale parte della funzione governa il comportamento vicino al punto.

8. Perché non ho parlato di De L’Hôpital? (E perché non è sempre la prima scelta)

Un grande assente in questa guida è il Teorema di De L’Hôpital.

Non perché sia poco importante: al contrario, è uno dei motori di calcolo più famosi dell’Analisi. Il problema è che spesso viene trasformato dagli studenti in un riflesso condizionato: vedi [math]\frac{0}{0}[/math] o [math]\frac{\infty}{\infty}[/math] e la mano parte da sola a “derivare sopra e sotto”.

Questa non è strategia: è automatismo. E negli esami di matematica, gli automatismi senza controllo sono trappole.

Le condizioni non negoziabili

Il teorema di De L’Hôpital funziona solo sotto ipotesi ben precise:

  • La forma deve essere realmente indeterminata ([math]\frac{0}{0}[/math] oppure [math]\frac{\infty}{\infty}[/math]).
  • Numeratore e denominatore devono essere derivabili in un intorno del punto (escluso al più il punto stesso).
  • Il limite del rapporto delle derivate deve esistere (o divergere). Se la derivata oscilla, il teorema non dice nulla sul limite di partenza.

Se anche una sola di queste condizioni cade, applicare il teorema porta a un errore logico grave, non a una semplice svista algebrica.

De L’Hôpital risolve il problema, ma spesso non ne spiega il motivo

Mettiamo a confronto i due approcci su uno stesso limite:

[math]\displaystyle \lim_{x \to 0} \frac{\sin x – x}{x^3}[/math]

Strategia A: De L’Hôpital (L’approccio meccanico)

Prima derivata: [math]\frac{0}{0} \implies \lim_{x \to 0} \frac{\cos x – 1}{3x^2}[/math] (Ancora [math]\frac{0}{0}[/math])
Seconda derivata: [math]\lim_{x \to 0} \frac{-\sin x}{6x}[/math] (Ancora [math]\frac{0}{0}[/math])
Terza derivata: [math]\lim_{x \to 0} \frac{-\cos x}{6} = -\frac{1}{6}[/math]

Il risultato è corretto, ma hai dovuto derivare tre volte di fila prima di sbloccare la situazione.

Strategia B: Taylor (L’approccio strutturale)

Sostituisci il seno con il suo sviluppo al terzo ordine: [math]\sin x = x – \frac{x^3}{6} + o(x^3)[/math].

[math]\displaystyle \frac{\left(x – \frac{x^3}{6} + o(x^3)\right) – x}{x^3} = \frac{-\frac{x^3}{6} + o(x^3)}{x^3} \to -\frac{1}{6}[/math]

Un solo passaggio. Ma soprattutto, Taylor ti fa vedere cosa sta succedendo: il termine lineare [math]x[/math] si cancella e il comportamento vicino all’origine viene guidato interamente dal termine cubico. De L’Hôpital calcola il risultato; Taylor ne svela la struttura.

Quando De L’Hôpital è la scelta migliore

De L’Hôpital brilla e va usato senza esitazione quando:

  • Il rapporto tra le derivate semplifica immediatamente l’espressione.
  • L’argomento contiene funzioni trascendenti miste difficili da sviluppare.
  • La gerarchia degli infiniti/infinitesimi è immediata tramite la prima derivata.

Esempio perfetto:

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} \frac{\ln x}{x}[/math]

Applicando De L’Hôpital una sola volta:

[math]\displaystyle \lim_{x \to +\infty} \frac{\frac{1}{x}}{1} = \lim_{x \to +\infty} \frac{1}{x} = 0[/math]

Un’applicazione pulita, rapida e concettualmente impeccabile.

Quando De L’Hôpital diventa un “cerotto”

Evita De L’Hôpital quando:

  • Richiede derivate successive sempre più complesse e piene di prodotti/quozienti.
  • Puoi risolvere il limite in mezzo secondo con un equivalente notevole (es. [math]\frac{\sin x}{x} \to 1[/math]).
  • C’è una differenza di radici che la razionalizzazione risolve all’istante (derivare le radici spesso complica l’espressione anziché semplificarla).

Regola pratica finale

Non chiederti:

“Posso usare De L’Hôpital?”

Chiediti:

“Qual è lo strumento che rende visibile la struttura del limite?”

A volte sarà De L’Hôpital.
A volte sarà il confronto.
A volte sarà un equivalente notevole.
A volte sarà Taylor.

Il matematico non cerca il martello più potente: sceglie lo strumento che rivela meglio il problema.

9. Schema decisionale: quale strumento usare per un limite?

Prima di applicare un teorema o una tecnica, identifica che tipo di problema hai davanti.

Situazione Azione corretta Errore comune
La funzione è continua nel punto e la sostituzione è definita Sostituzione diretta Sostituire senza verificare continuità o dominio
La sostituzione produce un numero reale definito Usa direttamente il valore ottenuto Cercare trasformazioni inutili quando il limite è già risolto
Compare una forma indeterminata [math]0/0[/math] Semplifica, raccogli, usa prodotti notevoli, equivalenti o Taylor Pensare che [math]0/0=0[/math]
Compare [math]\infty – \infty[/math] Trasforma l’espressione: raccoglimento, razionalizzazione, confronto degli ordini di crescita Applicare le regole dell’infinito come se fosse un numero
Compare [math]\infty / \infty[/math] Confronta la velocità di crescita dei termini Dividere “infinito per infinito” e concludere senza analisi
Compare un’oscillazione limitata moltiplicata per un infinitesimo Usa il teorema del confronto Dire che il limite non esiste perché la funzione oscilla
Hai una composizione [math]f(g(x))[/math] Calcola il limite interno e verifica la continuità di [math]f[/math] nel punto limite Portare il limite dentro la funzione senza controllare le ipotesi
La funzione è definita a tratti Calcola limite sinistro e destro separatamente Usare un unico limite bilatero “a occhio”
Il punto è un estremo del dominio Usa il limite unilaterale corretto Applicare formule valide solo per limiti bilaterali
Compaiono radici con differenze del tipo [math]\sqrt{f(x)} – \sqrt{g(x)}[/math] Usa la razionalizzazione Concludere che [math]\infty – \infty = 0[/math]
Le funzioni hanno ordini di crescita diversi Confronta gli infinitesimi o gli infiniti dominanti Eliminare termini “piccoli” senza giustificazione
La cancellazione nasconde il primo termine significativo Usa gli sviluppi di Taylor Fermarsi al primo termine che si annulla
Hai una differenza come [math]\sin x – x[/math], [math]e^x – 1 – x[/math], [math]1 – \cos x[/math] Cerca lo sviluppo locale necessario Fare calcoli algebrici che non possono rivelare il termine dominante
Il limite contiene funzioni equivalenti Usa gli equivalenti notevoli se la sostituzione è lecita Sostituire equivalenti dentro funzioni non regolari
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Strategia mentale in 5 domande

Davanti a un limite, procedi in questo ordine:

  1. La funzione è definita e continua nel punto?
    Sì → prova la sostituzione diretta.
    No → analizza dominio, discontinuità o limite laterale.
  2. La sostituzione genera una forma determinata?
    Esempi: [math]\frac{2}{3}[/math], [math]e[/math], [math]-5[/math] → limite trovato.
    Se invece compare: [math]\frac{0}{0}[/math], [math]\frac{\infty}{\infty}[/math], [math]\infty – \infty[/math] → serve una trasformazione.
  3. Qual è la natura dell’indeterminazione?
    • [math]0/0[/math] → semplifica, fattorizza, usa equivalenti o Taylor.
    • [math]\infty/\infty[/math] → confronta la crescita.
    • [math]\infty-\infty[/math] → raccogli o razionalizza.
    • oscillazione × infinitesimo → confronto.
    • composizione → controlla continuità.
  4. C’è una cancellazione nascosta?
    Se due termini quasi uguali si sottraggono:
    [math]\sin x – x[/math]
    [math]e^x – 1 – x[/math]
    [math]\sqrt{x^2 + x} – x[/math]
    chiediti: “Qual è il primo termine che sopravvive dopo la cancellazione?”
    Qui entrano in gioco Taylor o trasformazioni equivalenti.
  5. Ho verificato le ipotesi del teorema che sto usando?
    Prima di applicare:

    • teorema del confronto,
    • algebra dei limiti,
    • composizione,
    • equivalenti,

    controlla sempre:
    Ipotesi ⇒ Conclusione
    Non il contrario.

Conclusione

I teoremi sui limiti non sono formule da applicare meccanicamente: sono implicazioni logiche del tipo “se valgono le ipotesi A e B, allora vale la tesi C”. L’errore più frequente (e il più grave) non è calcolare male un limite, ma applicare un teorema senza verificarne le ipotesi. Quando incontri una forma indeterminata, non sei di fronte a un ostacolo: sei di fronte a un’informazione. Ti sta dicendo che devi guardare la funzione più da vicino, scomporla, confrontarla, trasformarla.

È lì che inizia il vero calcolo.

📚 Per approfondire: Limiti, asintoti, Taylor e strategie per affrontare le forme indeterminate

Risolvere un limite non significa applicare meccanicamente una formula, ma riconoscere la struttura matematica nascosta dietro un’espressione. La gerarchia degli infiniti, i limiti notevoli, il Teorema del Confronto, gli sviluppi di Taylor e il Teorema di de l’Hôpital sono strumenti diversi che vanno scelti in base al problema. Queste guide raccolgono teoria, esercizi svolti e strategie per affrontare i limiti in modo consapevole ed efficace.

👉Limiti notevoli: formule fondamentali, teoria ed esempi svolti

👉La gerarchia degli infiniti: una giustificazione geometrica

👉Usiamo i limiti notevoli per risolvere le forme di indeterminazione: esercizi svolti

👉Le relazioni pericolose asintotiche: quando confrontare gli infiniti diventa fondamentale

👉Il Teorema dei Due Carabinieri (o del Confronto): 11 esempi da studiare

👉Limiti e Teorema di de l’Hôpital: forme indeterminate e quando non usarlo

👉Gerarchia degli infiniti: come calcolare i limiti senza de l’Hôpital

👉Taylor e Maclaurin: test di autovalutazione, esercizi svolti e trucchi per l’esame

👉Formule di Taylor e Maclaurin: 6 esercizi svolti per capire davvero le approssimazioni

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