Spesso, quando affrontiamo un problema di geometria, ci buttiamo a capofitto sulle formule: equazioni, sistemi, calcoli algebrici. Dimentichiamo che la geometria, prima di essere calcolo, è visione dello spazio. In questo articolo affronteremo due classici problemi legati al triangolo equilatero e alle circonferenze tangenti, guidati da quella che possiamo definire la regola d’oro della geometria sintetica:
Ogni equazione geometrica nasconde delle ipotesi sulla posizione degli oggetti. Prima di scrivere una formula dobbiamo sempre chiederci: quali configurazioni sto includendo? Quali sto escludendo?
Il primo problema vi mostrerà come trascurare questa regola porti a scartare a priori le soluzioni più naturali. Il secondo nasconde una trappola ancora più subdola: ci insegnerà che, a volte, l’algebra restituisce risultati numericamente perfetti ma spazialmente impossibili.
Problema 1: La circonferenza tangente a un lato e alla retta circoscritta
Testo
Sia [math]ABC[/math] un triangolo equilatero inscritto in una circonferenza di centro [math]O[/math]. Una seconda circonferenza, di centro [math]O_1[/math], è tangente internamente alla circonferenza circoscritta nel punto [math]D[/math] ed è inoltre tangente al lato [math]AB[/math] nel punto [math]E[/math].
Sapendo che l’area del triangolo equilatero è [math]12\sqrt{3}\text{ cm}^2[/math], determinare il raggio della circonferenza di centro [math]O_1[/math].
Analisi della figura
Prima di calcolare, guardiamo cosa abbiamo di fronte. [math]ABC[/math] è equilatero, il che significa che il centro [math]O[/math] è un punto “tuttofare”: agisce contemporaneamente da circocentro, incentro, baricentro e ortocentro. Questa è una proprietà esclusiva, una simmetria perfetta che ci semplifica enormemente il lavoro.
La seconda circonferenza ha due vincoli di tangenza: al lato [math]AB[/math] e alla circonferenza maggiore. Per le proprietà geometriche, il segmento [math]OO_1[/math] deve necessariamente passare per il punto di tangenza [math]D[/math].

Passo 1. Ricavare il lato del triangolo
Partiamo dall’unico dato numerico: l’area.
Sappiamo che in un triangolo equilatero [math]A = \frac{\sqrt{3}}{4} a^2[/math].
Sostituendo il nostro valore:
[math]12\sqrt{3} = \frac{\sqrt{3}}{4} a^2[/math]
Semplificando la radice e moltiplicando per 4, otteniamo [math]a^2 = 48[/math], da cui il lato [math]a = 4\sqrt{3}\text{ cm}[/math].
Passo 2. Il raggio della circonferenza circoscritta
Nel triangolo equilatero, il raggio circoscritto [math]R[/math] si ottiene direttamente dal lato:
[math]R = \frac{a}{\sqrt{3}} = \frac{4\sqrt{3}}{\sqrt{3}} = 4\text{ cm}[/math]
Passo 3. Distanza del centro dal lato
Poiché [math]O[/math] è anche incentro, la sua distanza dal lato [math]AB[/math] corrisponde al raggio inscritto [math]r[/math]. Nel triangolo equilatero, il raggio inscritto è esattamente la metà di quello circoscritto:
[math]d(O, AB) = r = \frac{R}{2} = 2\text{ cm}[/math]
Passo 4. Geometria dei centri e il bivio spaziale
Chiamiamo [math]x[/math] il raggio della circonferenza incognita (di centro [math]O_1[/math]). Poiché è tangente al lato [math]AB[/math], la distanza di [math]O_1[/math] da [math]AB[/math] è proprio [math]x[/math].
Sappiamo che il centro [math]O[/math] dista [math]2\text{ cm}[/math] da [math]AB[/math]. Per ragioni di simmetria, entrambi i centri appartengono all’asse del segmento [math]AB[/math].
Ma qui dobbiamo fare molta attenzione a come posizioniamo [math]O_1[/math] nello spazio. Rispetto alla retta [math]AB[/math], il centro [math]O_1[/math] può trovarsi in due posizioni distinte:
- Dalla parte opposta di [math]O[/math] (esternamente al triangolo): In questo caso le distanze si sommano e [math]OO_1 = 2 + x[/math].
- Dalla stessa parte di [math]O[/math] (verso l’interno del triangolo): In questo caso la distanza è il valore assoluto della differenza, ovvero [math]OO_1 = |x – 2|[/math].
Passo 5. La condizione di tangenza interna e le due soluzioni
Due circonferenze tangenti internamente richiedono che la distanza tra i loro centri sia uguale alla differenza dei raggi:
[math]OO_1 = R – x = 4 – x[/math]
A questo punto, la nostra analisi spaziale si biforca in due equazioni:
Caso A: La circonferenza esterna
Se usiamo [math]OO_1 = 2 + x[/math], otteniamo:
[math]2 + x = 4 – x \implies 2x = 2 \implies x = 1\text{ cm}[/math]
Questa è una soluzione matematicamente ineccepibile: una circonferenza di raggio [math]1\text{ cm}[/math], tangente ad [math]AB[/math] dal basso, il cui centro si trova fuori dal triangolo.
Caso B: La circonferenza interna
Se usiamo [math]OO_1 = |x – 2|[/math] e assumiamo che il centro superi la posizione di [math]O[/math] ([math]x > 2[/math]), abbiamo [math]x – 2[/math].
[math]x – 2 = 4 – x \implies 2x = 6 \implies x = 3\text{ cm}[/math]
se provassimo , l’equazione diventerebbe , ovvero , impossibile.
Questo esclude definitivamente che esista una terza configurazione con il centro tra e .
Verifichiamo questa seconda soluzione: se [math]x = 3[/math], la distanza tra i centri è [math]|3 – 2| = 1\text{ cm}[/math]. La differenza dei raggi è [math]4 – 3 = 1\text{ cm}[/math].
La tangenza è perfetta.
L’altezza del triangolo è [math]6\text{ cm}[/math], quindi questa circonferenza (raggio [math]3[/math], distante [math]3[/math] dalla base) è perfettamente inscritta tra la base [math]AB[/math] e l’arco superiore della circonferenza circoscritta.
Conclusione
Il problema ammette non una, ma due configurazioni valide: una circonferenza esterna di raggio [math]1\text{ cm}[/math] e una interna di raggio [math]3\text{ cm}[/math].
Senza un’attenta formalizzazione spaziale, l’istinto (e un’algebra frettolosa) ci avrebbe fatto imboccare solo una delle due strade, perdendo metà del problema.
Esercizio Avanzato: La soluzione che esiste nelle equazioni ma non nella figura
Testo
Sia [math]ABC[/math] un triangolo equilatero di lato [math]6\sqrt{3}\text{ cm}[/math] e [math]O[/math] il centro della sua circonferenza circoscritta. All’interno del triangolo si considera una circonferenza di centro [math]P[/math], tangente ai lati [math]AB[/math] e [math]AC[/math], e tangente internamente alla circonferenza circoscritta.
Determinare il raggio di questa circonferenza.
Analisi preliminare
Rispetto al problema precedente, alziamo il livello.
Qui la circonferenza deve essere tangente contemporaneamente a due lati, il che blocca il suo centro [math]P[/math] sulla bisettrice dell’angolo in [math]A[/math].
Poiché parliamo di un triangolo equilatero, la bisettrice è anche asse di simmetria e passa per [math]O[/math]. I punti [math]A, P[/math] e [math]O[/math] sono quindi allineati.
Passo 1. Dati geometrici di base
Calcoliamo subito il raggio circoscritto:
[math]R = \frac{a}{\sqrt{3}} = \frac{6\sqrt{3}}{\sqrt{3}} = 6\text{ cm}[/math]
L’altezza totale del triangolo misura [math]h = \frac{\sqrt{3}}{2} \cdot 6\sqrt{3} = 9\text{ cm}[/math]. La distanza [math]AO[/math] è, come sappiamo, uguale ad [math]R[/math], quindi [math]6\text{ cm}[/math].
Passo 2. Vincolo della bisettrice
Sia [math]r[/math] il raggio della circonferenza incognita. Poiché è tangente ai lati, nel triangolo rettangolo formato dalla bisettrice (con angolo al vertice di [math]30^\circ[/math]) vale la relazione:
[math]\sin(30^\circ) = \frac{r}{AP}[/math]
Da cui [math]r = \frac{AP}{2}[/math], ovvero la distanza dal vertice è il doppio del raggio: [math]AP = 2r[/math].
Passo 3. Impostare la tangenza (L’apparente paradosso)
Dobbiamo calcolare la distanza tra i centri [math]O[/math] e [math]P[/math]. Sappiamo che [math]A, P, O[/math] sono allineati.
La distanza [math]OP[/math] è la differenza tra [math]AO[/math] e [math]AP[/math]. Poiché non sappiamo a priori chi stia “sopra” e chi “sotto”, dobbiamo usare il valore assoluto:
[math]OP = |6 – 2r|[/math]
La condizione di tangenza interna tra la circonferenza incognita e quella circoscritta impone:
[math]OP = 6 – r[/math]
Mettiamo a sistema le due equazioni:
[math]|6 – 2r| = 6 – r[/math]
Questa equazione in modulo ci restituisce due scenari matematici:
Primo caso ([math]6 – 2r = 6 – r[/math]): Ci porta a [math]r = 0[/math]. Una circonferenza degenere ridotta a un punto nel vertice [math]A[/math].
Secondo caso ([math]-6 + 2r = 6 – r[/math]): Ci porta a [math]3r = 12[/math], quindi [math]r = 4\text{ cm}[/math].
Analisi del risultato
L’algebra ci consegna una soluzione apparentemente perfetta: [math]r = 4\text{ cm}[/math] soddisfa tutte le equazioni. Problema risolto? Niente affatto. I numeri da soli sono ciechi; per capire se la soluzione è accettabile, dobbiamo calarla nella realtà spaziale della nostra figura.
Sapendo che [math]r = 4\text{ cm}[/math], ricaviamo la posizione esatta del centro [math]P[/math]. La sua distanza dal vertice [math]A[/math] è [math]AP = 2r = 8\text{ cm}[/math].
Poiché l’altezza totale del triangolo misura [math]h = 9\text{ cm}[/math] e il punto [math]P[/math] giace proprio su questo asse, possiamo determinare con esattezza la distanza del centro dalla base [math]BC[/math]:
[math]d(P, BC) = h – AP = 9 – 8 = 1\text{ cm}[/math]
Ed è qui che l’illusione matematica crolla. Abbiamo un centro posizionato ad appena [math]1\text{ cm}[/math] dal lato inferiore del triangolo, ma la circonferenza che stiamo tracciando ha un raggio di [math]4\text{ cm}[/math]. Poiché il raggio è strettamente maggiore della distanza dalla retta ([math]4 > 1[/math]), la curva non può arrestarsi contro il lato interno della figura. Al contrario, lo attraversa nettamente, fuoriuscendo dalla base [math]BC[/math] di una quantità pari a:
[math]4 – 1 = 3\text{ cm}[/math]
andando a toccare la circonferenza circoscritta all’esterno della figura.
La circonferenza di raggio [math]4\text{ cm}[/math] esiste come oggetto geometrico a tutti gli effetti, ma interseca la base [math]BC[/math]; quindi non è contenuta nel triangolo. Questo passaggio è cruciale perché traccia un confine netto tra “inesistenza matematica” (quando un’equazione non ammette soluzioni reali) e “inesistenza nel dominio vincolato” (quando la soluzione algebrica esiste, ma viola le condizioni spaziali imposte dal testo iniziale).
La conclusione definitiva è una sola: non esiste alcuna circonferenza interamente racchiusa nel triangolo che rispetti contemporaneamente tutti i vincoli richiesti.

Conclusione
Nel Problema 1 abbiamo visto che anche una configurazione apparentemente innocua nasconde due soluzioni, e che senza un’attenta consapevolezza spaziale si rischia di imboccare l’unica via sbagliata o di perdersi la configurazione più naturale. Nel Problema 2 il fenomeno è ancora più subdolo, perché l’equazione sembra darci un’unica risposta non banale: un risultato algebricamente ineccepibile che però si rivela un miraggio appena lo caliamo nel dominio fisico della figura.
Senza rendercene conto, siamo passati dal calcolo meccanico al pensiero critico. Questo è il cuore pulsante delle discipline STEM: un algoritmo o un’equazione possono convergere perfettamente, ma se il risultato viola i vincoli del dominio reale, l’analisi è fallita. Le formule sono uno strumento formidabile per esplorare lo spazio, ma per dare un senso ai numeri e distinguere un oggetto matematico puro da uno fisicamente ammissibile, l’ultimo interprete deve essere sempre l’occhio di chi osserva.
📚 Circonferenze, Quadrilateri e Geometria delle Figure Tangenti
Le configurazioni con circonferenze inscritte e circoscritte nascondono spesso relazioni geometriche profonde tra raggi, aree, angoli e proprietà dei poligoni.
In queste guide trovi strategie risolutive, formule generali ed esercizi per affrontare problemi di geometria piana, dai quadrilateri tangenti ai problemi con cerchi e poligoni.
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