Il surplus del consumatore e quello del venditore
l surplus (o rendita) del consumatore è la differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare per ricevere un determinato bene o servizio e il prezzo di mercato dello stesso bene. Il massimo che un consumatore è disposto a pagare viene detto “prezzo di riserva”. Ad esempio: se un individuo è disposto a pagare 100 euro per un determinato bene, ma ottiene infine lo stesso bene a 70 euro, avrà un surplus (totalmente psicologico) di 30 euro.
Con riferimento all’intero mercato, per estensione, si chiama surplus del consumatore la somma totale dei surplus individuali.
Lo scambio fornisce vantaggi reciproci alle parti che ad esso decidono di prendere parte. I guadagni derivanti dallo scambio vengono misurati utilizzando il concetto di surplus.
Evidenzieremo come le diverse forme organizzative dello scambio diano come risultato una particolare distribuzione dei guadagni tra gli agenti economici. Esponiamo, inoltre, le proprietà che un’organizzazione di mercato deve possedere per massimizzare i benefici totali derivanti dallo scambio. Ciò rende possibile la discussione del concetto di efficienza e la verifica di quali meccanismi di mercato possano essere definiti efficienti.
Il prezzo di riserva
Prendiamo in considerazione il mercato di un bene ipotetico. Assumiamo che tale bene possa essere scambiato solo in unità intere. In altri termini, consideriamo un bene discreto: compratori e venditori possono acquistare e vendere solo 0, 1, 2 etc. unità del bene.
Esempi di una tale tipologia di bene sono automobili, televisioni ecc. Il caso opposto è quello dei beni perfettamente divisibili, i quali possono essere scambiati in qualsiasi ammontare.
A fini esemplificativi, assumiamo che ciascuno degli individui che voglia partecipare allo scambio del bene in questione, ne desideri comprare o vendere al massimo una singola unità. Compratori e venditori sono definiti partecipanti “potenziali” al mercato. Essi, infatti, prendono parte allo scambio solo se il prezzo del bene si stabilizza ad un livello al quale essi sono disposti a comprare e vendere. Il livello del prezzo dipende a sua volta dal tipo di organizzazione di mercato prevalente e dalla valutazione soggettiva del valore del bene da parte dei partecipanti potenziali al mercato.
Iniziamo con l’analisi del comportamento di un tipico compratore potenziale. Esiste un prezzo massimo al quale egli è disposto a comprare il bene. A tale prezzo l’individuo è indifferente tra comprare e non comprare. Per un prezzo maggiore, il compratore potenziale preferisce strettamente non comprare; viceversa, se il prezzo che prevale sul mercato è inferiore a tale prezzo massimo, il compratore preferisce strettamente comprare. Il prezzo massimo in questione viene definito prezzo di riserva per una unità del bene. Se ad esempio, il prezzo di riserva del compratore potenziale è pari a 40 euro, egli è disposto ad acquistare una unità del bene per ogni livello di prezzo uguale o inferiore a 40 euro, ma non acquisterà il bene per un prezzo di mercato che superi i 40 euro.
Introduciamo l’ipotesi esemplificativa che il prezzo di riserva unitario sia lo stesso per tutti i potenziali compratori. In generale, comunque, ciascuno dei potenziali compratori può avere un prezzo di riserva diverso, anche se ciò non esclude che alcuni possano fare riferimento allo stesso prezzo di riserva.
Consideriamo ora un potenziale venditore del bene, il quale ha un prezzo minimo al quale accetta di vendere una unità del bene. In corrispondenza di tale prezzo, egli è indifferente tra vendere e non vendere. Ad un prezzo minore di tale prezzo minimo, il venditore preferisce strettamente non vendere; nel caso invece il prezzo sia maggiore del prezzo minimo, egli preferisce strettamente vendere il bene. Tale prezzo minimo di riferimento è definito prezzo di riserva unitario del venditore.
Se ad esempio, il prezzo di riserva del nostro venditore potenziale è 70 euro, egli preferisce vendere una unità del bene a qualsiasi prezzo maggiore o uguale a 70 euro, mentre non partecipa allo scambio per un livello di prezzo inferiore a 70 euro.
Analogamente a quanto assunto per i compratori potenziali, ipotizziamo che tutti i venditori potenziali abbiano lo stesso prezzo di riserva unitario. Il funzionamento del mercato prevede – in base alla forma organizzativa prevalente – che venditori e compratori del bene inizino ad interagire in una serie di contrattazioni, ognuna delle quali terminacon lo scambio del bene ad un prezzo unitario compreso tra il prezzo di riserva del venditore e quello del comprator. Il guadagno di venditori e compratori dipende da quanto il prezzo al quale avviene ciascuno scambio si discosta dai propri prezzi di riserva. Consideriamo prima il caso del compratore che, nel caso acquisti una singola unità del bene pagando esattamente il proprio prezzo di riserva, non riceve beneficio alcuno dallo scambio. Infatti, il suo prezzo di riserva è definito come il prezzo massimo al quale è disposto ad acquistare e, dunque, il prezzo al quale è indifferente tra partecipare o no allo scambio. In questo caso, diciamo che il surplus ottenuto dal compratore è zero. Viceversa, se il prezzo al quale avviene lo scambio è
inferiore al prezzo di riserva, il surplus del compratore è misurato dalla differenza tra il prezzo massimo che il compratore sarebbe disposto a pagare (il suo prezzo di riserva) e il prezzo che paga effettivamente al venditore. Se indichiamo il prezzo di riserva con r e quello effettivamente pagato con p, il surplus del compratore è dato dall’Equazione:
Surplus del compratore = r – p
Un ragionamento simile si applica all’analisi del surplus del venditore. Ammettiamo che il venditore venda una unità del bene ad un prezzo corrispondente al proprio prezzo di riserva. In tal caso il venditore non riceve nessun vantaggio dallo scambio, in quanto il proprio prezzo di riserva è il prezzo unitario minimo al quale egli è disposto a vendere il bene (in corrispondenza del quale egli è indifferente tra vendere e non vendere). Possiamo dunque concludere che, per un prezzo uguale al prezzo di riserva, il surplus che il venditore ricava dallo scambio è zero. Viceversa, se lo scambio avviene ad un prezzo maggiore del prezzo di riserva, il surplus del venditore è calcolato come differenza tra il prezzo unitario al quale egli vende il bene e il prezzo minimo al quale sarebbe disposto a venderlo (il suo prezzo di riserva). Se indichiamo il prezzo di riserva del venditore con r e il prezzo di scambio con p, il surplus del venditore è definito come segue:
Surplus del venditore = p – r
Dalle due equazioni che definiscono il surplus delle due parti partecipanti allo scambio, risulta che il guadagno del comprato 40 euro. Se il prezzo unitario al quale viene effettivamente scambiato il bene è pari a 60 euro, il surplus del compratore sarà 10 euro, quello del venditore 20 euro.
E’ importante notare che i valori dei prezzi di riserva di compratori e venditori determinano le occasioni di scambio sul mercato. Se, ad esempio, i prezzi di riserva di tutti i potenziali acquirenti di un bene assumono valori inferiori a quelli dei prezzi di riserva di tutti i potenziali venditori dello stesso bene, non può avere luogo nessuno scambio che sia vantaggioso per entrambe le parti. Infatti, nessun compratore potenziale è capace di trovare sul mercato un venditore potenziale disposto a vendere il bene ad un prezzo conveniente per entrambi. Viceversa, se c’è coincidenza tra i valori dei prezzi di riserva di almeno alcuni potenziali venditori e compratori, esisterà sempre la possibilità di intraprendere scambi reciprocamente vantaggiosi. Determinante, comunque, è la forma organizzativa del mercato.
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