Esercizio
Studiare la funzione

Soluzione
Insieme di definizione
Osserviamo che la funzione è periodica di periodo 2π.
Infatti

Per la Proposizione 3 che vediamo qui sotto:
Periodo di una funzione
Definizione:
Sia f : D → R una funzione, D ⊆ R e sia T un numero reale positivo. Si dice che f è periodica di periodo T se, per ogni x ∈ D e per ogni k ∈ Z , si ha
f(x +kT) = f (x ).Osservazione:
Visto che k ∈ Z è arbitrario, è indifferente scrivere f(x +kT) = f (x) o f(x −kT) = f ( x) . Per convenzione, davanti al periodo, utilizzeremo sempre il segno +.
2. Visto che la precedente uguaglianza deve valere per qualsiasi intero k, se ne deduce che il dominio D non può essere limitato. In altre parole, le funzioni con dominio limitato non sono periodiche.
3. Se la funzione si ripete dopo ogni intervallo di ampiezza T, per rappresentare in modo qualitativo il grafico della funzione è sufficiente prendere in considerazione un qualunque intervallo di ampiezza T.Proposizione 1:
Sia y = f (x) una funzione periodica di periodo T. Allora:
1. la funzione y = f (x)+m, m∈ R , ha periodo T;
2. la funzione y = f(x +m), m∈ R , ha periodo T;
3. la funzione y = f (nx), n ∈ R \{0} , ha periodo T/|n|;
4. la funzione y = n* f(x) , n ∈ R \{0} , ha periodo T;
5. la funzione y =1 /f (x), ha periodo T.Proposizione 2:
Sia f : D →R una funzione con D ⊆ R periodica di periodo T. Sia g (x ) una funzione non periodica e non costante. Allora:
1. f (x )+g x( ), f (x) −g (x), f (x)*g (x ), f (x ) / g ( x) con g (x) ≠ 0, f ° g ( x) non sono funzioni periodiche.
2. g° f (x) è una funzione periodica di periodo T.Proposizione 3:
Sia f ( x) una funzione che risulta essere somma o prodotto di funzioni periodiche.
f1 (x), f2 (x ), f3 (x ), … di periodo rispettivamente T1 , T2 , T3 , …. Allora:
1. f ( x) è una funzione costante e quindi non periodica;
2. oppure, se i periodi Ti sono commensurabili, allora la funzione f è periodica di periodo T ≤ mcm { Ti, i ∈ N} e vale “=” se e solo se i Ti sono a due a due distinti;
3. oppure, se i periodi Ti sono incommensurabili, allora la funzione f non è periodica (in questo casi si dice essere approssimativamente periodica).Grandezze commensurabili e incommensurabili
Si dicono commensurabili tra loro due grandezze omogenee A, B quando l’una è uguale a m volte la n-ma parte dell’altra (m, n interi), cioè quando le due grandezze hanno un sottomultiplo comune. Ciò vuol dire che il loro rapporto è una frazione (numero razionale), che in particolare può essere un numero intero. Al contrario, due grandezze si dicono non commensurabili (o incommensurabili), quando il loro rapporto non è una frazione.
Per esempio, in un triangolo rettangolo avente un angolo di 30° l’ipotenusa e il cateto minore sono commensurabili, mentre in un quadrato il lato non è c. con la diagonale.
Quindi limitiamo lo studio della funzione all’intervallo [0, 2π].
Deve essere:

Poniamo t = sin x, da cui:

Dobbiamo distinguere i due casi:
1) −t ≥ 0,
2) −t < 0.
Nel caso 1 abbiamo il sistema:

Nel caso 2 abbiamo il sistema:

Risulta poi:

Derivate
Derivata prima:

Per semplificare il calcolo della derivata seconda, scriviamo:

Studio della monotonia e ricerca degli estremi relativi ed assoluti
Zeri della f′ :

Quindi i punti estremali sono:

Segno della derivata:
Sia, per comodità, α = arcsin√10/6 allora:

Cioè la funzione è strettamente crescente in
![]()
ed è strettamente decrescente in
![]()
Quindi:

Inoltre:

Concavità e punti di flesso

Essendo sinx >0 nell’insieme di definizione.
Studio del segno di f ′′:

Da ciò segue che la funzione volge la concavità verso l’alto in
![]()
e volge la concavità verso il basso in
![]()
Esistono due punti di flesso:

Il grafico

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